Radio Capital

in Interviste

Intervista Radio Capital

Volare si può, non solo da bimbi
Gino e Michele superospiti di Capital Tribune

Intervista del 25 febbraio 2005
di Giulia Santerini

“Quella volta ho volato”, la nuova raccolta di storie d’amore e le loro storie d’amore. Amore per il cabaret e per una società più giusta, per i figli e le donne, per i ragazzi di Smemoranda e per l’Inter.

Siete sagaci e fulminanti formiche. Vi presentate voi?

Gino (G) Parte Gino che è facile da riconoscere perché dei due è il più piccolo e ha il nome più breve… che in radio sono due elementi che saltano subito all'occhio.

Michele (M)Michele è quello più alto, ha un po' più di capelli di Gino, però li ha bianchi come lui, ma lui ha anche la barba, io solo i baffi.

Poi avete anche 10 mesi di differenza.

M Gino è un po' più vecchio, ma dimostra 10 anni più di me.

G Questo è un concetto al quale Michele è molto affezionato, lo ripete da quando eravamo due ragazzini. Ma io so di essere molto più giovane di lui, anche se ho questi 10 mesi in più.

‘Quella volta ho volato’, la vostra prima raccolta di storie d'amore dopo le tante raccolte di formiche e cicale piene di freddure, battute e battutacce. Esce per Kowalski editore, che poi siete voi, o sbaglio?

M Non sbagli. I maligni potrebbero dire che abbiamo dovuto farci una casa editrice perché dopo una quindicina di libri chi ci avrebbe più pubblicati?

G La casa editrice non è proprio nostra. Abbiamo partecipato alla creazione, alla fondazione della casa editrice due anni fa con i nostri soci di sempre vale a dire Zelig, Smemoranda e Feltrinelli. Abbiamo coronato un sogno: dopo tanti anni di editoria fatta per gli altri abbiamo detto ‘ma perché non metterci in proprio?’, un po' il desiderio di tutti in tutti i settori.

M Si è dimenticato di dire che lui fa il presidente della società e va ai consigli di amministrazione, io ho rinunciato perché punto alla presidenza della Repubblica o dell’Inter.

Qualcuno vi da dei capitalisti sui generis, come se quelli di sinistra non potessero avere l'occhio per il business. Come replicate?

G Ben detto, socialismo è una casa editrice per tutti.

Chi legge la frase che avete messo sulla prima pagina del libro?

M La leggo io e poi ti spiego che storia ha. "Arrenditi come fanno gli uccelli, ti prenderò come fanno gli orsi e forse ti bacerò piano. Così mi sentirò uomo, io che sono una colomba”. Queste righe le ho viste (io personalmente, Gino è più distratto rispetto alle ragazze che ci sono per Milano) su una maglietta di una ragazza, in un locale di Milano. Li ho trovati bellissimi e li ho ricopiati su un foglietto. Ho copiato anche la firma, ‘Che’. Però siccome non mi suonava tra parentesi sul libro abbiamo aggiunto ‘vista sulla t-shirt di una ragazza’. Così ci solleviamo da ogni responsabilità.

25 storie d'amore, perché proprio d'amore e dedicate a chi?

M A una certa età ti guardi di più dentro e dietro e poi cerchi di capire le nuove generazioni più lontane da te, perché oggi si vive l’adolescenza in modo diverso da come le vivevamo noi. Tutte queste cose ci hanno spinti a scrivere una serie di considerazioni e di emozioni che poi sono diventati dei racconti . Che riguardano sia i nostri anni più giovani, sia la vita dei ragazzi che vediamo in giro (e presumiamo si amino), sia le contraddizioni che viviamo. L'amore può essere anche l'amore per una città o per una situazione, non necessariamente per un'altra persona.

Il linguaggio i pensieri dei ‘ragazzi di oggi’ nel libro sono molto verosimili. Michele Serra vi chiama ‘patriarchi’, ma quanti figli avete?

G Ne abbiamo tre in due. E devo dire che si siamo riprodotti con molta calma. Io ho uno maschio di 12 anni., Michele maschio e femmina di 9 e 7 anni. Non sono proprio adolescenti, ma quasi.

Avete l'occhio lungo, sapete cosa vi aspetta.

M Sì, soprattutto sulla mia femmina sono molto preoccupato.

E poi con Smemoranda, Zelig e il piccolo mondo di Kowalski i ragazzi li frequentiamo, sappiamo cosa guardano, cosa preferiscono, come la pensano. E' un osservatorio privilegiato.

Di diverso tra le vostre 25 storie d'amore c'è lo stile. Ma come fate ad accordarvi su quello? Uno parte e l'altro segue? O ognuno fa le sue cose e l'altro promuove e boccia e si discute?

Un po' la seconda che hai detto. Dopo 30 anni di matrimonio chi ha avuto l'idea la realizza e l'altro gli fa l'editing, la rilettura, mette a posto i verbi…

G …la consecutio, la punteggiatura…

M Nel caso mio verso Gino. Lui non tocca niente perché è tutto già perfetto. Quanto alla discontinuità degli stili dei racconti, non ha origine da chi dei due ha scritto il racconto, piuttosto dal fatto che racconti fanno parte di un percorso negli anni quindi sono espressione di un momento.

Nel racconto ‘Quella volta ho volato’ che dà il titolo alla raccolta di storie scrivete che sulla luna si arriva solo su un motorino scassato... avete provato?

M Ovviamente, uno racconta le cose che ha provato. Ci piace molto come è nata questa storia. Milano ha pochi vialoni a differenza di Roma. E uno è quello che porta all'aeroporto.

G Jannacci lo chiamava lo stradone col bagliore.

M Il decollo di un motorino sfiatato su quel vialone ci piaceva molto, poi con l'aeroporto in fondo era perfetto per il decollo e la partenza per la luna.

Il viaggio però non è straordinario se non c'è anche il ritorno, scrivete. Quale il viaggio più straordinario, più lunare di Gino e Michele. E poi, insieme o separati?

G Separati perché sennò non avremmo resistito tanto insieme! Per me è stato trent'anni fa in Tibet, un viaggio illuminante.

M Per me è molto più banale

G Sesto San Giovanni?

M Vent'anni, fa quando sono andato in Olanda con quella che sarebbe diventata mia moglie, avevo un matrimonio fallito alle spalle, siamo andati lì a prendere le sue cose in vista della convivenza a Milano. In Olanda ho scoperto che tutti gli italiani facevano i gelati o la pizza e ho passato tutto il tempo a cercare di spiegare che non sapevo preparare nessuno dei due.

Altra storia, ‘Peter’. Scrivete: vola solo chi crede di poter volare, se non ci credi più non voli più. Gino e Michele ci credono ancora?

M Forse è un desiderio più che una certezza. L'idea di Barrie ci piace moltissimo: pensare che i bambini nascono con l'idea di saper volare ma poi se ne dimenticano quasi subito perché sono costretti a crescere. Allora questa idea che dentro di noi comunque c'è la capacità di volare, che in fondo è un sogno dell'uomo e che magari è possibile riconquistare questa voglia, ecco è una bella idea e un bel desiderio.

G Quella battuta è anche un richiamo al nostro secondo libro scritto 25 anni fa che si intitolava "M'avessero imparato a volare", che era riferito alla nostra generazione, che definivamo una generazione nata con le ali a cui però nessuno aveva insegnato a volare.

Alle nuove generazioni forse le ali non sono neppure cresciute.

G Forse.

M O forse dovrebbero essere loro a raccontarcelo.

’Ginostra’: raccontate dell'amore di Turi e una fanciulla di Stromboli, ai primi del 900. Turi costruisce culle e madie, scrivete pialla la vita per renderla più vivibile. Cito: ‘Forse per questo si inventò comunista’. Fanno così i comunisti?

M Magari cercano di modellare la vita al meglio per cercare di renderla più vivibile a se stessi e a tutti gli uomini. Questo comunque è uno di quegli azzardi che sottolineiamo quando scriviamo, poi ognuno li interpreti come vuole.

Ma Gino e Michele piallano, siete comunisti, siete riformisti, come siete?

G A parte che comunismo non si può più dire perché è morte distruzione tristezza. Stiamo alla larga.

M Io non mi considero comunista, ma ci ho creduto molto. Credo che oggi la cosa migliore che si possa fare è combattere per una società più giusta, però le grandi rivoluzioni ahimé non si sono fatte in passato, tanto meno adesso penso si possano fare.

G Comunque ci hanno tolto il comunismo, ci hanno tolto la socialdemocrazia, fra un po' ci tolgono anche l'Inter. Non abbiamo più ragioni per vivere!

Vi resta la tivù. In ‘Zattere’, la scena è a Venezia, raccontate che quando dite ‘siamo della televisione’ vi indirizzano subito in un ristorante ultrafico…

M Il fatto è che quando vai in un albergo pensano che la gente dello spettacolo e soprattutto quelli della televisione (e lo pensano a ragione) abbiano dei modelli di vacanza o comunque di sopravvivenza nei posti dove devi andare a lavorare tutti molto piatti e molto simili.

Internet, canali satellitari, frigobar e idromassaggio?

M Esatto, che fanno pure comodo, tante volte. Però ogni tanto vale la pena di dare un taglio a tutte queste cose e godersi i luoghi che magari non frequenti così spesso come vorresti e sono meravigliosi. E' un po' la sindrome del guido-piano di Concato.

La televisione. Perché Zelig è l'unico programma che non censurano mai?

G Ci sono tante risposte. O siamo molto bravi e furbi noi. Oppure una risposta più semplice e prosaica potrebbe essere che siamo così forti dal punto di vista commerciale che censurarci si possono correre dei rischi, nel senso che noi possiamo anche stufarci di fare Zelig, visto che non è la nostra prima occupazione.

M Insomma non fate arrabbiare Gino se no smonta baracca e burattini e se ne va.

G C'è da dire anche che noi veniamo da trent'anni di satira, sappiamo distinguere i confini, dove si rischia tantissimo e si rischicchia.

M Però abbiamo anche una mentalità ‘entrista’. Invece di fare le barricate fuori, parlare a 10 milioni di persone magari rinunciando a una battuta ma farne altre tre forse può essere più importante che irrigidirti ma parlare a 800mila persone.

Chi è fuori dall'impero come Luttazzi mi ha detto che chi fa il cavaliere mascarato senza aggiungere informazioni o idee fa solo pubblicità ai potenti, voi che ne pensate?

G E' sempre la solita storia: se non fai satira non hai coraggio, se la fai sei la foglia di fico. Noi siamo convinti che non è con un monologo o una trasmissione che si fanno cadere i governi. Così andiamo avanti con serietà, ma molto divertimento a fare quello che abbiamo sempre fatto.

In pratica i talent scout, sono vostre scoperte Paolo Rossi e Antonio Albanese. Ma come si riconosce il comico buono?

Se ci fa ridere e se resistiamo più di un quarto d’ora al provino. Nessun raccomandato, nessuno che deve rientrare in uno schema o di estrazione vicina alla nostra.

Sarete perseguitati da comici in prova.

Infatti, io sono convinto che uno di noi due finirà come John Lennon all’uscita di casa, alla mattina. Spero sia Michele.

M Sarà Gino e sarò io a sparargli.

La vostra scoperta di cui andate più fieri?

Maurizio Milani.

Il talento che vi siete fatti scappare?

G Enrico Bertolino, un amico ormai. Ogni volta che ci vediamo mi ricorda il suo primo provino. Alla fine gli chiesi che lavoro faceva, mi rispose il bancario e io lo liquidai, sostiene lui, con un, ‘continui a lavorare in banca’.

Meglio Michelle Hunziker o Vanessa Incontrada?

M Difficile dirlo. Sono diversissime ma simili nel modo di essere, almeno all’inizio, personaggi non televisivi. Con Michelle non rinneghiamo niente, sono stati anni bellissimi, abbiamo condiviso tanto.

Anche la vita privata, anche la maga?

M No, ecco, ci teniamo ben lontani dalla sua vita privata, compresa la maga. Vanessa è una persona dolcissima, molto ironica, divertente, è un piacere per tutti lavorarci.

Avete mai pensato a un altro programma, tutto vostro?

M Io ho pensato a uno Zelig in cui io faccio Vanessa e Gino Bisio, perché ho le gambe belle dritte, ma lui non vuole perché dice che sono troppo peloso.

Un bijou. No, in realtà è difficile pensare a un altro programma dopo Zelig. Non so quanto Zelig potrà andare avanti, questa potrebbe essere anche l’ultima edizione. E poi noi non ci siamo mai sentiti autori televisivi.

Perché non avete ancora fatto un film?

G Delicato. Perché in Italia il cinema negli ultimi anni si è molto allontanato dalla scrittura, dagli scrittori. Il cinema è dei registi, il film è dei registi.

M C'è stato un momento in cui ci eravamo vicini, quando è uscito il nostro primo e finora unico romanzo.

‘Neppure un rigo in cronaca’

M Esatto, sì. Eravamo molto vicini alla realizzazione di questo film.

E poi?

G Poi era tutto complicato, devi trovare i soldi, devi trovare il regista…

M …ci siamo stancati pure noi.

G Tutto questo è molto milanese, non a caso il cinema gira al largo da Milano. Noi siamo abituati ad essere più spicci, da quando hai l'idea a quando la vedi realizzata ci piace che non passino tre anni.

Milano. Vi fa un po' arrabbiare?

M Io sono abbastanza positivo rispetto alla città, non sopporto chi come mia moglie vive la città male. Sono d'accordo, fa schifo, ma bisogna migliorarla. Invece c'è questo pensiero che vuole che si vada non dico nella fattoria in Toscana, ma anche dieci chilometri fuori dalla città. Io non mi muovo dal quartiere dove sono nato.

E Gino?

G Anche per me è così, a Milano io ho le mie radici, può mancare linfa, può mancare ossigeno, ma se rompi le radici diventi secco presto. Quindi è vero cha a Roma si vive cento volte meglio, ma io da Milano non me ne vado.

Milano per voi è anche Inter. Thierry Henry ha detto: ‘a chi pensa che con i quattrini di Abramovich qualunque riccone sarebbe in grado di costruire una macchina perfetta come il Chelsea , consiglio di dare un'occhiata a cos'è l'Inter oggi dopo le milionate spese da Moratti.’ Come replicate?

M Allora, primo non possiamo parlare male di Moratti perché è un amico, ci invita a mangiare da lui e lo vediamo molto spesso.

No, primo: il Chelsea non scende in campo contro il Milan e la Juve... Secondo: Henry ha ragione, ma noi restiamo con Moratti.

Quindi se io vi dico 10 anni di Moratti all'Inter, 500milioni di euro spesi e una coppa Uefa entrata siete soddisfatti.

M Sono soldi di Moratti e poi le giocate di Ronaldo e Adriano che ho visto al Meazza…

Ormai vi accontentate delle giocate?

M E' come la storia di quello che resta sull'isola deserta con una donna che pesa 200 chili e ha gli occhi azzurri. Se gli chiedi com'è, ti dirà che ha gli occhi azzurri.

Intanto vi consolate col fantacalcio. Avete avuto occhio pure su quello.

Beh, l'abbiamo importato dall'America con altri due ragazzi ormai 10-12 anni fa.

M E devo dire che l'immagine di noi due che a 54 anni ci appartiamo per fare le formazioni in qualsiasi parte del mondo ci troviamo sotto gli occhi fuori dalle orbite dei nostri figli e delle nostre mogli è davvero devastante. Però è così.

Bella immagine per salutarci anche se io mi ero preparata una bella frase del vostro libro e la declamo: ‘la radio ha valvole, ha cervello come te, è quasi un rapporto alla pari, ti prende e ti lascia come tu puoi prendere e lasciare lei’. Chi l'ha scritta?

M Gino.

G Michele.