Richie Incognito Jersey Un corto per Milano

Un corto per Milano

in Cinema

Cinema...un corto per Milano

Milano-Manhattan, un paradosso?...
di Gino e Michele

 

Strano destino, quello di Milano. Vissuta dal resto d'Italia come città un po' bausciona, nella realtà si è invece quasi sempre defilata a capitale al massimo morale, guardando spesso e con poco successo più alla Mitteleuropa che all'Area mediterranea. Forse anche per questo, per non essere mai riuscita, come avrebbe tanto agognato, a diventare una metropoli veramente europea, la nostra città vive un po' le frustrazioni di un luogo “tra il qua e il là”, senza primati mediterranei né lusinghe continentali.
Eppure noi milanesi, che siamo popolo ben più fantasioso di quanto non ci dipingano coloro che fingono di non conoscerci, amiamo sognare. E consapevoli dei nostri limiti ma anche delle nostre potenzialità ci viviamo ben oltre certi provincialismi che a volte ci caratterizzano. Ci piace passeggiare per i marciapiedi di corso Buenos Aires e pensarci lungo le vetrine della 7 Av. O fare timidi footing attraverso i vialetti del Parco Sempione vivendoci come disincantati newyorkesi alle prese con le loro liberatorie domeniche mattina in riva ai laghetti del Central Park.
Anche per questo, quando uscì – eravamo giovani adulti – il capolavoro di Woody Allen, Manhattan, che segnò un po' la vita e la coscienza della nostra generazione, sentimmo da subito quel film come “nostro”. Le nevrosi dell'irresistibile Alvin, dilaniato dagli amori instabili per le sue donne e per la sua città, erano in tutto e per tutto le nostre. Vivemmo quel film del grande Maestro come una inevitabile seduta di autocoscienza. Non solo perché in fondo non sentivamo poi così lontane da noi le incomparabili autoironie messe in piazza dal genio Woody, ma anche perché proprio fisicamente vivevamo come nostra quella città dipinta in bianco e nero sulla tela di George Gershwin. Forse davvero Milano, ci illudevamo e ci illudiamo, non era e non è tanto diversa dalla metropoli più contradditoria e affascinante del pianeta.
Nel corso dei decenni vissuti dopo l'uscita del film siamo capitati molte volte a N.Y., cuore pulsante dell'Occidente. Così, invece di allontanarci dal presuntuoso concetto di “Milano uguale Manhattan”, ci siamo ritrovati, forse sì da milanesi un po' bascioni, a rinforzare proprio quell’azzardato accostamento.
Si dice che il gusto più profondo di ogni viaggio sia il ritorno. Proprio in quel sottile piacere che pervade ogni viaggiatore quando riprende possesso delle sue radici, sta il segreto di questo paragone tra Milano e New York. Tornavamo nella nostra città e ne cercavamo, ne vivevamo le analogie con i luoghi che avevamo appena lasciato. O semplicemente le sognavamo, ma era bello. I paradossi, però, spesso aiutano a capire molte più cose che la linearità. Tanto che può diventare un gioco raffinato testimoniarle nero su bianco, o forse sarebbe meglio dire in questo caso bianco su nero.
Così è nato Mi-Ma, Milano-Manhattan, tributo all'incipit del capolavoro di Woody Allen, rigorosamente in bianco e nero, come nell'originale. Contravvenendo ad ogni regola logica abbiamo cercato di cogliere nei primi 4 minuti del film Manhattan il senso, oltre che della megalopoli americana, anche della nostra città e forse per certi aspetti, della vita di noi che la abitiamo.
Un gioco apparentemente gratuito e un po' manieristico. O forse un percorso filologico, per usare termini anche eccessivi, che ci ha divertiti un po' come pensiamo si divertono certi bravi pittori a creare falsi d'autore, magari con lo spirito che un altro grande maestro, Queneau, impiegò nella scrittura di Esercizi di Stile.
Ovviamente non avevamo sufficienti conoscenze dell'arte visiva per fare un simile lavoro da soli. Occorreva invitare a questo gioco di società dei compagni complici e altrettanto entusiasti. La prima istituzione che abbiamo pensato di coinvolgere è stata la Scuola di Cinema (Televisioni e Nuovi Media) della città. L'abbiamo fatto perché siamo a conoscenza del lavoro che da anni viene portato avanti da questa realtà milanese e proprio perché di “Scuola Civica” si tratta, cioè un luogo di apprendimento legato proprio a Milano. Ne abbiamo parlato col suo direttore, Daniele Maggioni, e subito assieme a lui siamo andati a proporre la regia a due insegnanti della scuola che già avevamo apprezzato negli anni per il loro lavoro sopratutto di documentaristi: Tonino Curagi e Anna Gorio. Ad essi si è aggiunto il direttore della fotografia, un altro grande professionista, Ercole Visconti, che frequentiamo fin da tempi quasi adolescenziali. Attraverso la Scuola e i registi siamo arrivati anche a un vera mini équipe di lavoro, composta sopratutto da allievi e collaboratori della Civica. Luca Deandrea, direttore di produzione, Valentina Giarrizzo e Paola Piredda, assistenti alle riprese, Andrea Bertazzi e Simone Zanola, operatori di ripresa, Giovanni Eccher agli effetti speciali. Un altro gioco nel gioco è stato quello di chiedere all’amico Claudio Bisio di “regalarci” la sua voce fuori campo. Abbiamo scelto di mantenere esattamente lo stesso contenuto di quell’incipit originale di Allen, parola per parola, cambiando unicamente il nome della città, cioè divertendoci a sostituire “Milano” a “Manhattan” .
Al sopracitato gruppo di professionisti si è aggiunta una serie di amici che hanno creduto in questo progetto “a perdere”, perché non sempre, anche per navigati creativi come noi, è necessario essere operativi con un obiettivo preciso. A volte si può – si deve - lavorare, magari rimettendoci, per esclusivo piacere. Così è stato per questo Milano-Manhattan, nato per gioco e destinato a chissà quale utilizzo, magari nessuno, se non quello di alimentare ancora una volta il sogno di noi milanesi di essere meglio e un po' diversi da come siamo e da come ci dipingono.