Emilio

Televisione

Scheda tecnica

EMILIO

1988/89-1989/90
Italia 1
Varietà
Ideato da: Zuzzurro e Gaspare
Scritto (nell’arco delle due edizioni) da: Zuzzurro e Gaspare con Gino & Michele, Marco Posani, la Gialappa’s Band. E con Luca Rossi, Giorgio Faletti, Teo Teocoli, Gene Gnocchi, Carlo Pistarino, Daniele Soragni, Fabio di Iorio, Gabriella Ruisi
Cast (nell’arco delle due edizioni): Zuzzurro e Gaspare, Athina Cenci, Giorgio Faletti, Silvio Orlando, Teo Teocoli, Enzo Braschi, Giannina Facio, Laura Delasiega, Paola Fioravanti, Sabina Stilo, Gabriella Golia, Chiara Sani
Regia (nell’arco delle due edizioni) di: Lella Artesi, Beppe Recchia, Silvia Arzuffi

Nota Parte del cast e degli autori, compresi Gino & Michele, parteciparono anche a Emilio ’90, trasmissione sui mondiali di calcio


Descrizione

 

“Il programma comico è impaginato come un periodico che mette in scena se stesso. Nella redazione della testata lavorano alacremente l’implacabile caporedattrice Athina Cenci, Zuzzurro e Gaspare, Teo Teocoli, che per la prima volta indossa i panni dello sfegatato tifoso rossonero Peo Pericoli, Giorgio Faletti, che dà vita a irripetibili parodie come quelle di Loredana Berté e dello stilista omosessuale Francesco Tamburino. Dopo il primo ciclo (16 puntate, con un ascolto medio di 2.784.000 spettatori), ne è stato proposto un secondo (26 puntate, 2.650.000 spettatori in media) in cui agli iniziali protagonisti si sono aggiunti Gene Gnocchi nei panni del geniale inviato speciale Emilio D’Ossier, ora del critico letterario, e Carlo Pistarino, apprendista giornalista. In occasione di Italia ’90 è andata in onda tutti i giorni un’edizione speciale del varietà dal titolo Emilio ’90.

Nelle sue due edizioni il programma ha rappresentato un’oasi televisiva di originalità e umorismo intelligente e ha mostrato con leggerezza e sicura padronanza dei tempi, quanto la scrittura televisiva sia importante, mettendo in luce autori e attori che proprio su Italia 1 hanno inseguito proposto i migliori programmi Fininvest.”

 

(Aldo Grasso, Op. cit.). 

Recensioni 

 

Oreste del buono
«Diario tv»
La sfortuna non c’entra con la vacanza di «Emilio»
Corriere della sera, 12/12/1989

 

Chiusura, domenica, della prima parte del secondo ciclo di «Emilio» di Zuzzurro e Gaspare su Italia 1.

Tornerà quasi subito, appena dopo l’Epifania, ma questa è parsa l'occasione di bilanci e persino commemorazioni, esercizi di virtuosismo della, per così dire critica televisiva.

Da semplice cronista quale sono, registro la domanda fondamentale: «Perché il solo varietà televisivo uscito indenne dalle recensioni, è stato tradito dal pubblico che ha ridotto l'audience dai tre milioni e novecentomila iniziali a un milione e ottocentomila?» e la risposta, tra le tante, degli ideatori e interpreti: perché siamo stati sfortunati».

[...]

In pratica, riassumendo, la sfortuna consisterebbe nel funzionamento di altri canali televisivi. E nessuno può pretendere di essere solo, senza concorrenza a questo mondo. Dunque, parlar di sfortuna è depistante, anche perché implica l’accettazione dell’idea di un parziale insuccesso di pubblico, per nulla corrispondente alla realtà.

«Emilio», a partire dallo stesso titolo, è un varietà elitario. E quasi due milioni di audience sono un vero successo.

Domenica, in «Prove tecniche di trasmissione» su Raitre Piero Chiambretti non ha annunciato, con voce rotta dall’emozione, di aver superato il milione, ovvero di aver raddoppiato l’audience sullo stesso canale del «Va’ pensiero» di Andrea Barbato della scorsa stagione?

«Emilio» è una registrata puntualmente vissuta come una continua diretta dalla più viva attualità, e tale risulta, infatti, al contrario di certe proclamate diretta della Rai che, invece, sono tanto palesemente in registrata parziale da indurre in più d'un sospetto come la favolosa, si fai sempre per dire, trasmissione di sabato su Raiuno del «Sorteggio per il Mondiale 90», in cui persino Luciano Pavarotti è parso cantare in play-back o come la trasmissione pure di sabato su Raidue de «La rete» di Luciano Rispoli in cui Laura Lattuada è parsa cambiare abbigliamento da un attimo all'altro con un fregolismo neppure mai raggiunto dal mago Brachetti.

 

«Emilio» è più e meno di un normale varietà. Un personaggio come l'inviato speciale e fraudolento Silvio Orlando vale i libri di Giampaolo Pansa o di Giorgio Bocca sulla professione di giornalista messi insieme, e va oltre. Ma il talento carnale del regista Beppe Recchia che sfavillava in «Odiens», è consegnato quasi sempre in caserma per non offuscare il messaggio intelligente con lusinghe improprie tranne nel caso della magistrale esplosione della «Lambada» della sigla finale.

 

«Emilio» si identifica soprattutto nel severo redattore capo Athina Cenci e nel filosofo corsivista Teo Teocoli factotum per sport, ballo, costume e società. Non sarebbe il caso che nella seconda parte del secondo ciclo venissero maggiormente alla ribalta i direttori Zuzzurro e Gaspare, sempre in scena anche ora ma forse con un eccessivo rispetto per il giornalismo. [...]

 

Recensioni 

 

Walter Veltroni
da I programmi che hanno cambiato l’italia
Quarant’anni di televisione
(Feltrinelli, 1992)

 

EMILIO
ASCOLTO MEDIO: 2.784.000 (primo ciclo) 2.650.000 (secondo ciclo)
EMILIO '90
ASCOLTO MEDIO: 1.655.000
Share: 12.95%

 

Berlusconi ha la sua Weltanschauung. Quella che fa mostra di sé nei programmi, nei palinsesti. È l'elogio della filosofia del successo a ogni costo, del fastidio stizzito per ogni forma di dubbio, per non parlare dell'impegno civile. È la televisione dello sfarzo ostentato, delle risate grasse, della caccia senza tregua all'ascoltatore. È la Tv dei nuovi ricchi, volgari e aggressivi. Per questo in questo libro vi sono ben poche puntate della lunga epopea berlusconiana. Se molto di nuovo Canale 5 ha introdotto nelle strategie di formazione del palinsesto, di cura della confezione dei prodotti televisivi, di modalità di vendita pubblicitaria, poco, pochissimo, quasi nulla ha lasciato di sé nella storia della televisione in italiano. Per molti motivi. Il primo è che Berlusconi è stato un gigantesco fotocopiatore: di programmi, personaggi, generi della storia Rai. Poi perché è un esteta convinto della assoluta leggerezza, fugge con orrore lo spessore robusto dei problemi reali e gli orrori della coscienza critica. Così di quindici anni di Tv, per quanto buona volontà si metta, sono quattro o cinque i programmi per noi meritevoli di essere collocati nella storia delle trasmissioni televisive. Tra questi c'è sicuramente Emilio che sembrava, nei palinsesti Fininvest, come il capo delle Pantere Nere al congresso mondiale del Ku Klux Klan. L'umorismo di Emilio era alle "antilopi" rispetto ai Columbro o agli Smaila .....

Raffinato, caustico, fondato sul reale ma surreale Emilio è stato per il troppo breve tempo della sua vita una perla di intelligenza e divertimento. La struttura era quella di una direzione di giornale dominata da una virago temutissima, la straordinaria Athina Cenci, che era il collante dei diversi frammenti e personaggi del programma. Zuzzurro e Gaspare con Teocoli erano un delirio esplosivo di spirito iconoclasta, di giochi di parole, di comicità irresistibile. Quando si sedevano in tre su una stretta panchina riuscivano a sezionare i fatti della settimana con una leggerezza e una secchezza ironica assolutamente imbattute. È stata, quella di Emilio, l'unica pausa di autentica satira di costume di cui, se si eccettua Chiambretti, Arbore e Avanzi, la moderna televisione, pubblica e privata, sia stata capace.

C'era, in Emilio, la devastante tenerezza meridionale di Silvio Orlando, la follia geniale di Gene Gnocchi, alcune splendide caratterizzazioni di Faletti, come la Bertè o lo stilista omosessuale. C'era, in ogni puntata, un concentrato di idee, di umorismo moderno che era esaltato anche dalla scelta produttiva, una quasi diretta, che rendeva tutta la trasmissione più vicina, più fresca. Dietro le quinte, specie nel secondo ciclo, si vedeva la mano di un gruppo nutrito di autori capaci di fare una cosa inusuale per la Tv pret-à-porter dei giorni nostri: sapevano scrivere Tv, cioè costruire le dinamiche che rendono umoristica, comica, satirica una situazione, un fatto, un personaggio, nello sforzo di conferire a tutto una identità, una "posizione" riconoscibile che giustifichi le singole scelte. Tra questi autori c'era anche la "Gialappas's band", un gruppo di autentici demolitori del "cretino" televisivo. Un genere in tumultuosa espansione, un fluido che uccide, proprio come il "Blob" della fantascienza americana.